La
corona del monte della Sibilla è una roccia intagliata tutt'intorno al
monte stesso, all'altezza di almeno tre lance. È dal lato della
montagna dove si giunge salendo. Tutto il resto è dell'altezza di sei
miglia o più, dritto come un muro. Su questa corona si hanno due
passaggi per salire in alto, dove si trova l'entrata della grotta. Vi
assicuro che il migliore di questi due passaggi è sufficiente ad
impaurire chi si impressiona per qualche timore mortale, e soprattutto
nel discendere; perché se per disgrazia il piede manca, non c'è altra
forza se non quella di Dio che potrebbe salvarlo. E solo alla vista
della paurosa altezza, non c'è cuore che non sia timoroso.
Il
piccolo monte superiore, che è detto la corona del monte, dalla base in
su è alto circa trenta tese. Là, a destra, si trova l'entrata della
grotta; essa è piccola, in foggia di scudo, stretto di sopra e largo
sotto. Davanti vi è una roccia; e chi vuole entrare, deve abbassarsi
molto ed entrare carponi, scendendo con i piedi rivolti in basso, fino
a una cameretta quadrata che si trova a destra dell'apertura, dove
tutto attorno sono intagliati dei sedili. Questa cameretta è lunga da
otto a dieci passi ed altrettanto è larga ed alta. In questa stanza vi
è un'apertura quasi rotonda, della grandezza di una testa d'uomo che
non fa penetrare che ben poca luce e ciò per il grande spessore della
montagna. All'uscita di questa stanza, chi vuole andare più avanti
prenda a destra; ma bisogna che egli scenda con i piedi in avanti,
perché, in caso contrario, non si potrebbe procedere, tanto la grotta
si presenta angusta e piccola ed inclinata verso il basso.
Di altri eventi e meraviglie che qui vi sono non saprei che altro dire,
e questo perché io non mi spinsi più avanti né questo era il mio scopo
principale. Ed anche se avessi voluto, non avrei potuto senza mettere
in grave pericolo la mia persona. Perciò, a dire il vero, non saprei
più che dirne, se non che vi andai con un dottore del detto paese,
chiamato Giovanni di Sora che mi condusse, e anche con la gente della
città di Montemonaco che ci guidò là, senza fare nient'altro. Quelli ed
io stesso udimmo una voce forte che gridava come se fosse il grido del
pavone, essa sembrava provenire da molto lontano. A detta della gente
del paese si sarebbe trattato di una voce del paradiso della Sibilla.
Ma, per quanto mi riguarda, non vi credetti affatto; ritenni invece che
fossero i miei cavalli che si trovavano ai piedi del monte, per quanto
essi fossero molto in basso e lontani da me.
E nessuna altra cosa io non ho visto né so, all'infuori di quello che
la gente del paese e della suddetta città mi ha detto. Gli uni se ne
burlano e gli altri vi prestano gran fede rifacendosi alle antiche
storie della gente comune, e al momento presente anche per il racconto
di cinque uomini del già nominato luogo di Montemonaco che andarono
più avanti di quanto altri non avessero fatto in quel tempo. Così
raccontano che la parte iniziale stretta della grotta si estende per
circa un buon tratto di balestra, dopo è abbastanza ampia per procedere
l'uno dopo l'altro agevolmente e in alcuni punti anche in due ed in
altri in tre. Procedettero attraverso questa parte più larga della
grotta, sempre discendendo, a loro parere, per almeno tre miglia. A
quel punto trovarono una vena di terra che attraversava la grotta, da
cui usciva un vento così orribile e straordinario che non ci fu chi
osasse andare più avanti di un passo o mezzo; perché appena si
avvicinavano, a loro sembrava che il vento li trascinasse con sé.
Provarono una tale paura che presero la decisione di tornare indietro.
Ritornando abbandonarono la maggior parte di quegli oggetti che si
erano portati.
Anche se in quella grotta ci sono molte cose strane e meravigliose, a
sentire il parlare comune della gente, non sono cose che si possano
testimoniare come evidenti; altro ancora mi fu raccontato da gente di
chiesa e da diversa gente, fra cui che, nella già detta fortezza di
Montemonaco, viveva un prete chiamato don Antonio Fumato, personaggio
lunatico e non del tutto in sé. In preda alla sua malattia andava e
veniva in diversi luoghi e raccontava di cose fuori dall' ordinario,
abituali nelle persone affette da malattie di questo tipo, senza però
fare o dire male di nessuno. Questo prete ha detto e assicurato più
volte e senza cambiare versione che egli è stato dentro la grotta
spingendosi fino alle porte di metallo, che giorno e notte sbattono
senza sosta nel chiudersi e nell' aprirsi. Ma poiché in certe occasioni
si mostrava fuori di sé, come ho detto prima, poca gente gli prestava
fede. E si dice anche che questo prete abbia condotto due uomini
provenienti dalla regione Germania, che passarono attraverso le porte
di metallo. Ma prima di iniziare la discesa nella grotta chiesero quali
avventure li attendevano, cosa che il prete narrò per esteso e li
assicurò che egli voleva giungere per primo fino alle già nominate
porte e non più oltre; e così fu deciso e fatto.
E quando furono alle porte di metallo, prima di entrare all'interno,
pregarono il prete di aspettarli in quel posto per la durata di un
giorno. Ed egli raccontava di averlo fatto; ma, nell'aspettarli, si
addormentò. E dormendo credette di vederli ritornare, portando ciascuno
un cero illuminato nella mano, che spandeva un grandissimo chiarore e
gli parve che gli dicessero di aspettarli ancora un po', perché di lì a
poco sarebbero tornati. Allora, a queste parole, il prete si svegliò; e
gli sembrò veramente che il suo sogno fosse stato reale. Così non
sapeva che fare, se andarsene o aspettarli come quelli l'avevano
insistentemente pregato e come egli aveva loro promesso. Così pensò di
aspettarli ancora per un certo tempo; e così disse di aver fatto e, a
suo parere, rimase ancora mezza giornata. Ma quelli non tornarono
affatto. A quel punto se ne andò, e allo stesso modo in cui era entrato
uscì fuori. In seguito non si seppero mai notizie di quei due uomini,
se fossero rimasti là o se fossero risaliti come egli aveva visto in
sogno. Le persone alle quali narrava queste cose gli chiedevano a
proposito dei portenti di quella grotta e quello che vi aveva trovato.
Ed egli parlava dell'entrata e di tutto ciò che io ho già detto fino
alla corrente d'aria; e questo non dava più credito alle altre cose che
il prete diceva. Dopo la narrazione su quanto riguardava la grotta
fino al vento, egli affermava che questa folata non durava mai più di
quindici tese; ed è più forte all'entrata perché una volta che si
fossero fatti soltanto tre o quattro passi all'interno, il peggio
sarebbe passato o comunque il vento sarebbe stato più leggero. Dopo
questo vento si va avanti per un tratto di circa tre tese sempre
discendendo e senza trovare niente di pericoloso. Allora si trova un
ponte che non si sa di che cosa sia fatto; ma pare che non superi
l'ampiezza di un piede e sembra essere molto lungo.
Sotto questo ponte c'è un abisso di grandissima e orribile profondità,
nel fondo si ode un gran fiume, che fa un fragore tale da sembrare ogni
volta che tutto precipiti tanto grande è l'orrore. Ma non appena si
appoggiano i due piedi su questo ponte, esso si presenta abbastanza
largo e, tanto più si va avanti, tanto più si fa largo e meno elevato e
il fragore dell'acqua si ode meno. Superato il ponte, si comincia a
trovare il sentiero piano e la grotta appare come fatta
artificialmente. Andando avanti attraverso la caverna larga e in
pianura, c'è un grandissimo sentiero del quale non si saprebbe dare
l'esatta immagine. Ma alla fine di questa grotta stanno ai due lati due
dragoni che sono fatti artificiosamente anche se sembrano vivi, se non
fosse perché non si muovono, ed hanno gli occhi così luminosi da
spandere chiarore tutto intorno ad essi. Dopo i due dragoni, si entra
in una strettissima grotta, dove non si può procedere che uno dopo
l'altro, essa non è lunga più di 100 passi. Allora si arriva in un
piccolo spiazzo completamente quadrato. Nei pressi ci sono le due porte
di metallo che sbattono senza sosta, così come ho detto sopra.
Raccontano inoltre che queste porte sbattono in un modo che il varcarle
sembra impossibile a colui che vi deve entrare senza essere preso nel
mezzo e completamente schiacciato. E fu questa la storia che spaventò
maggiormente i due tedeschi di cui ho parlato, come anche il fatto che
il prete non avesse mai voluto spingersi oltre. Ebbero talmente paura
che si presentò il caso che pensarono di tornare indietro. Tuttavia uno
fra i due ci ripensò e disse che per loro sarebbe stata grande onta
ritornare dopo che si erano spinti così avanti, e che secondo lui, lo
sbattere di queste porte non sarebbe stato più rischioso né del
pericolo della corrente d'aria né dello spavento del ponte né
dell'orrore dei dragoni, tutte cose che si erano mostrate agevoli da
superare. Così convennero che costui sarebbe andato per primo; perché
negli altri pericoli, e fino a quel momento sempre era andato il prete
per primo in quanto era lui che li aveva informati di tutte le
avventure. Allora entrò quello che aveva dato questo parere, così
velocemente come si sarebbe attraversata una prateria, l'altro lo seguì
nel viaggio nello stesso modo. Ma prima pregarono il prete di
attenderli, così come è stato detto. Al di là di queste porte non si
vede nemmeno un po' di chiarore, ma ne proviene un gran rumore che
sembra un mormorio di persone.
Degli altri prodigi che si trovano
oltre la porta, come già ho detto, non c'è nessuno, o per lo meno che
io abbia potuto trovare, che ai nostri giorni ne sappia in modo più
chiaro di quanto ne abbia raccontato il prete. Ai quali racconti del
prete diverse persone non prestano alcuna fede e questo per la
fragilità mentale che era stata spesso causa della sua malattia, come
del resto io ho raccontato. In seguito a ciò alcuni affermano che era
proprio quella malattia che gli faceva avere quelle visioni. Tuttavia
quando egli le narrava era in buone condizioni mentali e del resto egli
era un uomo prudente e di buon conversare; e fino alla corrente d'aria,
quelli che ci sono stati dicono che può considerarsi cosa vera.
Di ogni cosa che si trovi oltre le già nominate porte di metallo, non
si trova alcuno che ne sappia più del comune narrare e impressione
generale delle genti del paese che ne raccontano a loro pia cimento. E
del resto dicono cose assai difficili da credere, benché anche in altri
paesi ne abbia sentito raccontare, mai, però, con tanta precisione.
Tali leggende narrano che un tempo ci fu un altro cavaliere della
regione della Germania, i cui abitanti sono gran viaggiatori ed alla
ricerca delle avventure del mondo. Questo cavaliere udì parlare delle
meraviglie che vi si verificavano; così decise di andarvi e così fece.
Tramite questo cavaliere si sono sapute alcune delle cose e delle
meraviglie di tale reame della regina Sibilla. Questi raccontò della
folata di vento, dei dragoni, delle porte di metallo e di altre cose
così come è detto nel racconto del prete e ciò conferisce al racconto
del prete più fede. Gli
abitanti del paese affermano che è vero che il detto cavaliere entrò
dentro, sia lui che un suo servitore. Quelli raccontarono e dissero che
quando giunsero nello spiazzo oltre le porte di metallo, videro una
bellissima e ricca porta che risplendeva fortemente alla luce che essi
portavano; ed allo stesso modo splendeva la grotta come fosse di
cristallo. E quando ebbero avuto una visione di tutto, ascoltarono a
lungo senza udire alcun suono terreno. Di questo furono molto
meravigliati perché, quando si trovavano nell'altra grotta prima delle
porte di metallo, avevano udito fortissimi rumori e brusii di
persone, come a loro era sembrato; ed ora che si trovavano
all'interno non ne udivano neanche uno, per quanto piccolo. Così
rimasero per un lungo lasso di tempo, pensando al da farsi. E mentre
erano immersi nei loro pensieri, udirono una voce molto vicina alla
porta. Il cavaliere ebbe l'ardire di chiamare ad alta voce, e non passò
molto tempo che gli fu risposto e chiesto che cosa cercasse e di dove
fosse. Allora egli rispose che era un cavaliere della regione di
Germania e che era venuto là per vedere le cose prodigiose di quel
mondo e, come lo richiedeva la sua condizione di cavaliere, per
acquisire onore e gloria mondana. Fu dunque pregato e gli si chiese
graziosamente di volere rimanere un po' in attesa fino a quando ne
venisse informata la regina. Non passò molto che venne verso di lui
una gran quantità di persone d'aspetto molto dignitoso, che gli posero
la stessa domanda, alla quale egli diede la stessa risposta. Così
fecero aprire per lui la porta dicendogli che egli era il benvenuto; e
allora lo accolsero con molti onori.
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